Cercare lavoro con metodo

Cercare lavoro con metodo

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Perché proponiamo un vademecum a chi è in cerca di lavoro?
Perché nel maggior numero di casi tale ricerca risulta infruttuosa non a causa della tanto deprecata mancanza di lavoro, bensì a motivo dell'assenza di un metodo nell'impostazione e nella conduzione della ricerca stessa. Infatti, sebbene abbondi la letteratura che insegna i mille modi per redigere il curriculum o sostenere il colloquio di lavoro, strumenti per altro utilissimi per il raggiungimento ultimo dello scopo, si dà spesso per scontato che il resto sia da lasciare all'improvvisazione.


Essere "prodotto" Certamente bisogna tenere ben presente che la ricerca di lavoro è un percorso eminentemente individuale, così come è unica e irripetibile ciascuna persona e la condizione in cui si trova ad agire. Tanto è vero che la creatività è una delle chiavi del successo in tale ricerca. Al tempo stesso, però, non bisogna dimenticare che già la ricerca del lavoro è un lavoro e, più precisamente, si tratta di un'azione di self-marketing come viene abitualmente definita. Letteralmente "self-marketing" vuol dire vendere se stessi ed è ovviamente un'analogia con il marketing aziendale. Cerchiamo ora di carpire tutti i preziosi suggerimenti di metodo che possono scaturire da tale immagine. Osservando i processi messi in atto dalle aziende prima e durante il lancio di un nuovo prodotto, notiamo innanzitutto che vi è un continuo confronto tra l'azienda stessa e il mercato. Infatti, il prodotto e il mercato non sono due realtà inerti e tangenziali, bensì interferiscono tra loro influenzandosi a vicenda, tanto è vero che il successo di un'azione di marketing risiede precisamente nell'intelligenza, che etimologicamente significa "saper leggere dentro", con cui l'azienda sa osservare e interpretare le esigenze del mercato, adeguandosi ad esse.

Posizionarsi sul mercato
Analogamente nella ricerca del lavoro bisogna costantemente mettere in atto un confronto tra il prodotto (sè) e il mercato del lavoro, tenendo però ben presente che in questo caso, a differenza di quanto accade normalmente nelle aziende, la ditta e il prodotto coincidono. Ciò implica che la responsabilità della qualità del prodotto e dell'attività promozionale compiuta dipendono unicamente da ciascuno di noi. E', quindi, necessaria una sorta di spirito di auto-imprenditorialità, operando un totale capovolgimento della mentalità con cui siamo abituati ad affrontare il problema del lavoro. Abitualmente infatti ci aspettiamo in modo più o meno dichiarato che sia il mercato a ricercarci e addossiamo la colpa al mondo del lavoro o alle istituzioni se non otteniamo un risultato positivo. L'auto-imprenditore, invece, sa bene che è solo a se stesso che deve chiedere ragione dell'andamento della sua ricerca. Analogamente nessuna azienda perderebbe tempo a lamentarsi del fatto che il mercato rifiuta un suo prodotto, piuttosto si attiverebbe per comprendere il motivo del flop e correggere il tiro, onde evitare il rischio del fallimento dell'azienda stessa. Acquisito, dunque, che i due ruoli principali nella ricerca del lavoro (promotore e prodotto) sono agiti proprio dalla persona interessata a trovare un'occupazione, vediamo di carpire un'ulteriore indicazione di metodo proprio per così dire dall'avversario.

Quattro passi per avvicinarsi alla meta
Ogni attività aziendale potrebbe essere idealmente suddivisa in quattro azioni susseguenti: il plan (la pianificazione), il do (il fare), il check (la verifica) e l'act (l'azione corretta in base alla verifica compiuta). Questa sequenza è ciclica, ovvero non ha un punto di inizio nè una fine e può essere ripetuta indefinitamente. Ciò implica che ciascuno di noi può ripartire in qualsiasi fase si trovi in questo istante. Se la sua ricerca è agli albori, gli converrà indubbiamente partire dal plan ovvero elaborare un progetto, mentre se ha già compiuto numerosi tentativi sarà certamente opportuno che attui un check-up ovvero verifichi l'andamento della ricerca compiuta fino a quel momento per comprendere gli eventuali errori commessi e apportare le necessarie correzioni. Per chi si trova nella seconda condizione descritta, vi è però un "nota bene" da fare. Attenzione perchè collezionando insuccessi, si rischia di viziare l'azione di verifica adottando uno di questi atteggiamenti: l'atteggiamento persecutorio e l'atteggiamento di auto - demolizione. Il primo è proprio di chi si sente perseguitato dal fato avverso o, più semplicemente, ritiene di scontare le colpe altrui. In questo caso le colpe sono normalmente imputate alla società, alla mancanza del lavoro, alle aziende che non danno chance ai lavoratori senza esperienza, alla scuola che non prepara adeguatamente, alle poste che non recapitano le risposte in tempo e così via (ognuno di noi potrebbe allungare l'elenco). Nel secondo caso, invece, la persona si auto-colpevolizza. Tipiche manifestazioni di tale atteggiamento sono le esclamazioni: "Ecco non sono capace di fare nulla", "Non valgo niente", "Non ce la potrò mai fare", ecc. Entrambi gli atteggiamenti sono altamente insidiosi perché conducono, seppur per vie diametralmente opposte, al medesimo risultato: l'abbandono della ricerca. E' necessario, invece, sviluppare una sana capacità critica tenendo sempre presente che la colpa non è mai nè del mercato, nè del prodotto in quanto tali.

Conoscere la domanda
L'errore più frequente è quello di non preoccuparsi di conoscere esattamente quali sono le richieste del mercato, dando per scontato che le figure professionali di ingresso rimangano inalterate nel tempo. A onore del vero va detto che non è affatto semplice restare aggiornati sugli andamenti del mercato occupazionale neppure per gli addetti ai lavori, a causa dell'accelerata velocità con cui si evolve costantemente la realtà lavorativa. Come fare, allora, ad orientarsi in questa realtà sempre più complessa? Certamente è necessario essere disposti a rimettere in discussione le proprie convinzioni spesso determinate dall'esperienza di persone più anziane. Una fonte importante di documentazione sulle professionalità richieste sono le inserzioni fatte dalle aziende sul tradizionale supporto cartaceo dei quotidiani, oppure sulla rete internet. Basta questo per avere un quadro piuttosto esaustivo delle professionalità maggiormente richieste.

Un'idea sbagliata
Infine, un ultimo suggerimento che avremo modo di approfondire: attenzione a non restare ancorati all'idea che sia il titolo di studio a creare il posto di lavoro. Oggi tale idea è del tutto anacronistica, perchè le aziende richiedono sì le competenze, ma nei giovani cercano soprattutto le potenzialità e la capacità di adattamento alle loro mutevoli esigenze. Flessibilità e voglia di imparare sono, dunque, le parole chiave. E soprattutto aver il coraggio di rischiare, coscienti che oggi l'obiettivo non può più essere trovare il posto fisso, bensì acquisire una professionalità valida anche se magari non esattamente come ce l'eravamo immaginata.

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