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In un momento di crescente difficoltà per il mondo del lavoro, i più colpiti sono i giovani alla ricerca della prima occupazione, soprattutto i neodiplomati e i neolaureati, che escono dalla scuola o dall'università senza il benché minimo orientamento all'inserimento nella realtà produttiva. Questo manuale offre loro una ricca serie di informazioni pratiche riguardo a: . La compilazione del curriculum . La risposta alle inserzioni . Il colloquio di selezione . I test . L'inserimento in azienda. Una guida di taglio divulgativo, completata da una serie di esercizi, studiati per mettere alla prova le proprie capacità. Alessandro Amadori, psicologo, è direttore delle ricerche motivazionali e creative dell'Istituto Cirm Market Research di Milano. Anna De Giuli, laureata in lettere, è responsabile sviluppo delle risorse umane di un'azienda di Milano. Giuseppe Orlando, sociologo, è direttore del personale di una grande azienda milanese. Con la collaborazione di Barbara Boschiero, responsabile selezione del personale di un'importante industria.
Pubblicato in Curriculum Vitae
Caratterizzato dalla presenza di più candidati e pochi selezionatori, il colloquio di gruppo è un ottimo strumento per osservare le abilità sociali che vengono stimolate all’interno di un gruppo: la leadership, la capacità di relazionarsi con gli altri, di ascoltare, di mediare, di sostenere i propri punti di vista, la capacità critica e decisionale, le modalità di persuasione e così via.
Il colloquio di gruppo non è mai fine a se stesso, ma viene sempre affiancato a un colloquio individuale più approfondito. Quando i candidati sono molto numerosi, il colloquio di gruppo viene solitamente svolto prima di quello individuale per fare uno screening e ridurre le persone da convocare singolarmente; quando, invece, i candidati sono in numero più limitato, il colloquio individuale viene usato come ulteriore strumento di analisi delle attitudini personali dei candidati e viene svolto indifferentemente prima o dopo quello di gruppo, a discrezione del selezionatore.

Due sono le forme di colloquio di gruppo più usate:

   1. il colloquio in cui i selezionatori rivolgono alcune domande a un gruppo di candidati; il colloquio in cui un gruppo di candidati discute liberamente su un argomento stabilito dai selezionatori, i quali si limitano a osservare, senza intervenire, le dinamiche di gruppo.
   2. La seconda tipologia è la più usata e consiste nel far sedere i candidati intorno a un tavolo senza stabilire alcun ruolo e farli discutere di un problema. Lo scopo della discussione non è, come molti pensano, quello di arrivare alla soluzione corretta del problema proposto, che solitamente non esiste, ma piuttosto di confrontare le proprie idee facendo così emergere le attitudini personali. Infatti, superato l’imbarazzo iniziale, il gruppo si dimentica della presenza dei selezionatori facendo affiorare così le diverse caratteristiche comportamentali non solo con le parole ma anche con il linguaggio del corpo.

In entrambi i casi le domande o gli argomenti di discussione rientrano nell’ambito della conoscenza di tutti in modo da non avvantaggiare nessun candidato.
Lo scopo infatti è quello di far emergere la personalità degli intervistati, non le loro competenze e capacità, che vengono testate nel colloquio individuale.
Non esistono regole precise per valutare i candidati dal momento che le dinamiche che si generano dipendono dai componenti del gruppo, ma vi sono alcuni aspetti che i selezionatori osservano per comprendere le attitudini dei candidati.
Aspetti individuali
 
  •     aspetto, presenza, eleganza
  •     prontezza, attenzione
  •     tatto, distinzione
  •     capacità di giudizio
  •     equilibrio, decisione
 
 
 
 
 

Aspetti relazionali

  •    il candidato sembra a suo agio nel gruppo
  •    il candidato è reticente a prendere parte alla discussione
  •    il candidato tende ad assumere un ruolo predominante
  •    il candidato si mantiene in argomento
  •    il candidato esprime idee interessanti
  •    il candidato ha capacità di analisi
  •    il candidato ha capacità di sintesi

Nota: questo articolo è stato tratto da una rivista. Purtroppo non conosciamo la testata della rivista e tantomeno l'autore dell'articolo. Saremo grato a chi ce li potrà comunicare al fine di completare questi riferimenti bibliografici.
Sostenere un colloquio di assunzione non è come fare una chiacchierata.

Sostenere un colloquio di assunzione in maniera proficua non è esattamente come fare una chiacchierata su se stessi e sull'azienda. Ci sono alcuni trucchi che il selezionatore utilizza per scoprire le vostre carte ai quali è meglio essere preparati. Sull'argomento Marco Fiorini, architetto e consulente sui problemi di ricollocazione lavorativa e di carriera, ha scritto un libro di facile consultazione che guida il lettore passo passo lungo questa importante fase della ricerca d'impiego.
Siete stati convocati... agite con calma.

Bravi, ce l'avete fatta. Il vostro curriculum e piaciuto, ha passato la prima selezione e siete stati convocati per il colloquio. Siete indecisi se fare salti di gioia o, presi dal panico, aprire la finestra e gettarvi dal quarto piano.
Due atteggiamenti decisamente sconsigliabili. Meglio invece agire con calma: siete ancora solo all'inizio di un lungo percorso che vi porterà all'agognato impiego e avete compiuto, con successo, solo il primo passo. In primo luogo vi servono alcune informazioni preliminari, che potrete ottenere già al momento della convocazione.
"Occorre rispondere a quattro domande", spiega Marco Fiorini, esperto di reinserimento lavorativo e autore di un libro sull'argomento, "chi, cosa, dove,quando". "Chi, cioè nome, cognome e ruolo m azienda di chi dovrete incontrare il giorno fatidico; cosa, cioè per quale posizione siete stati convocati; dove, cioè il luogo dell'incontro, ricordando di chiedere indicazioni precise; quando, cioè il giorno e l'ora esatta dell'incontro".

Come agisce il selezionatore?
A quali scopi mirano le sue domande?
Come evitare i possibili trabocchetti?

"Chi conduce il colloquio persegue tre obiettivi", prosegue Fiorini, "trovare una persona che risponda alle esigenze per le quali è apparso l'annuncio, accertarsi che il candidato sia indicato per l'azienda che l'assumerà capire se, anche a livello caratteriale, il nuovo arrivato si integrerà perfettamente o al contrario, creerà problemi".

"Per contro, l'aspirante all'assunzione dovrà conoscere alcuni elementi senza i quali fallirà sicuramente. Il colloquio à come un esame: non ci si può presentare impreparati sperando nella buona sorte: perchè, nella migliore delle ipotesi, si otterrà un risultato poco più che mediocre".
"Se io devo essere assunto da un'azienda che produce elementi meccanici per la Fiat" cita a titolo di esempio Fiorini, "dovrà mettere in luce solo le mie caratteristiche utili a quel lavoro. Il fatto che, ad esempio, io sia anche un campione di scacchi può dare qualche indizio sulla mia intelligenza ma non serve direttamente allo scopo. Potrà magari parlarne se mi viene chiesto qualcosa sul tempo libero, ma nulla di più".
"La strategia dell'intervistato", conclude Fiorini, "deve condurre a un'esposizione breve ma esauriente solo dei requisiti opportuni e efficaci per la azienda in questione."

Prepararsi prima del colloquio.

Una strategia vincente passa dunque attraverso la conoscenza di quanti più elementi possibile sull'azienda che ci cerca: il tipo di attività, la posizione sul mercato, i principali concorrenti, il fatturato, il tipo di campagna pubblicitaria.
"Questo può fare la differenza fra un candidato e l'altro", sostiene Fiorini, "se io, in una discussione parlassi dei problemi del mio interlocutore, delle sue preferenze e di altri particolari su di lui, attirerei immediatamente la sua attenzione molto più di qualcuno che conversasse su problemi astratti".
Già, ma come fare a conoscere tutti questi elementi?
"Ci sono risorse a cui quasi nessuno pensa: le Camere di Commercio, le associazioni di categoria, perfino la Pagine Gialle", conclude l'esperto.
Gli ultimi preparativi prima del grande giorno sono dedicati all'abbigliamento. Inutile negarlo: il primo giudizio su un individuo si basa all'ottanta per cento sugli elementi visivi. Il vostro compito sarà dunque quello di fare in modo che questo giudizio sia il più neutro possibile. Via, dunque, gli abiti sgargianti o troppo osè; meglio un vestito sobrio dal non troppo distante vostro abituale look: dovete prima di tutto sentirvi a vostro agio.

Provare, provare, provare...

Tutte queste indicazioni possono sembrare troppo complicate, come non fare confusione di fronte al selezionatore?

"Il segreto sta nel fare delle prove simulate prima", risponde Fiorini, "a questo scopo ci si può rivolgere a un consulente ma ci si può organizzare anche da soli. Tutto ciò che serve sono una videocamera, o un semplice registratore, e un amico consenziente che faccia la parte dell'intervistatore. Ci si registra simulando un incontro immaginario e ci si rivede. Le prime volte il risultato apparirà disastroso: niente paura, si prende nota dei difetti, degli inciampi nell'esposizione, del modo di sedersi, di gesticolare e poi ci si corregge. In questo modo, con qualche prova ulteriore, si otterrà una capacità di esposizione notevole".

Il grande giorno è arrivato.

A questo punto siete quasi pronti, vi siete preparati scrupolosamente e quindi potete stare tranquilli. Presentatevi all'appuntamento con una decina di minuti di anticipo: avrete così il tempo di rilassarvi. Se invece siete in ritardo, cosa comunque da evitare assolutamente, premuratevi di avvertire per tempo con una telefonata e, prima ancora di iniziare, presentate le vostre scuse.
Nel corso del colloquio, in generale, vi verranno poste domande relative al posto che occuperete ma anche apparentemente fuori argomento. Queste ultime servono, oltre che a conoscervi meglio come individuo, anche a scoprire come reagite di fronte a situazioni inaspettate. Rispondete con calma cercando, sulle questioni personali, di
aggirare l'ostacolo.
"In un'occasione analoga, un giorno, mi fu chiesto se credevo nell'astrologia", racconta Fiorini, "in pochi secondi ho dovuto considerare tutte le possibilità: se avessi risposto di no, e mi fossi trovato di fronte un fanatico degli oroscopi, mi sarei rovinato per contro, un sì di fronte a un convinto materialista avrebbe portato allo stesso risultato. Ho risolto la questione dicendo che, pur non avendo un'opinione precisa, se molti grandi filosofi e scienziati del passato ci credevano, probabilmente un fondo di verità poteva anche esserci!".
A parte questi casi, però, tentare di imbrogliare può essere molto pericoloso.
"Mai bluffare", sostiene Fiorini, "se io sono esperto nel mio campo e interrogo qualcuno che finge la stessa conoscenza, nel giro di un paio di risposte capisco il suo gioco: da quel momento non crederà più alle sue affermazioni, nemmeno a quelle veritiere".
"Se non è possibile eludere la domanda meglio quindi dichiararsi impreparati: in questo modo il capitale di fiducia che ci è accordato rimarrà intatto".
 
Recensione del volume "1000 e 1 astuzie per farsi assumere", di Marco Fiorini, Franco Angeli editore. Un volume strutturato per brevi capitoli e schemi chiari che comprendono anche gli aspetti apparentemente più banali, ma non meno importanti, della questione: dalla telefonata di convocazione alla lettera di assunzione.
Il colloquio di lavoro è sempre un'opportunità che va sfruttata al meglio dal candidato. E' importante dunque non sottovalutarlo e presentarsi con una buona preparazione e un buon allenamento per rispondere correttamente alle domande.
Prima di tutto bisogna pensare che durante il colloquio il selezionatore cerca di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili: il suo obiettivo non è quindi fare un interrogatorio, mettere a disagio o in difficoltà il candidato, ma piuttosto arrivare a capirne le caratteristiche personali cogliendone capacità e competenze per verificarne la coerenza con la posizione ricercata. Ogni risposta del candidato, oltre ad avere valore in sè, viene affiancata a tutte le altre: il colloquio è come un puzzle che il selezionatore mette insieme e il suo esito è dato dalla valutazione di tutte le tematiche affrontate in relazione fra loro. Se il compito del selezionatore è quello di fare in modo che tutte le risposte raccolte in ordine sparso si ricompongano in modo coerente, sta al candidato influire su questo processo portando il risultato a suo vantaggio.
Di seguito riportiamo le domande più frequenti, le risposte consigliate e quelle da evitare suddivise in aree tematiche. I suggerimenti sono del tutto generali e andranno adattati alle singole personalità e al contesto particolare del colloquio. E' molto importante scegliere le risposte che si sentono proprie e che piacciono: assumere una risposta che non si condivide può essere negativo perché suonerà forzata e falsa e potrà danneggiare anziché aiutare.
Domande motivazionali. Scopo di queste domande è verificare la motivazione del candidato. Questa è importante non solo perché chi è molto motivato solitamente ottiene risultati migliori, ma anche per sapere se il candidato ha intenzione di crescere nell'azienda oppure se vede quel posto di lavoro come una tappa provvisoria.
Domande comportamentali. Sono domande fondamentali perché permettono di valutare se il candidato esprime elementi positivi o negativi nel comportamento. E' un'area molto insidiosa perché sulla valutazione influisce anche il linguaggio del corpo: il selezionatore osserva se il candidato si muove con disinvoltura per capire se, ad esempio, è effettivamente socievole come sostiene di essere. Tutte le risposte devono essere sentite e motivate dall'atteggiamento del corpo altrimenti risultano forzate, poco sincere, dunque inattendibili.
Domande riguardanti la sfera emotiva. Scopo di queste domande è cercare di capire se il candidato potrebbe creare dei problemi in azienda e se il suo arrivo potrebbe influenzare negativamente l'ambiente di lavoro. Solitamente il candidato è invitato a raccontare eventi specifici, per verificare la sua reazione a situazioni negative o momenti di lavoro carichi di stress.
Domande sulla flessibilità. Al di là della disponibilità a trasferirsi in un altro paese/città, queste domande hanno lo scopo di verificare la capacità del candidato ad adattarsi velocemente a nuove situazioni, lavori e modalità di comportamento.
Domande sulla forma mentis. Sono domande che servono a verificare i valori e le priorità del candidato sul lavoro; comprendono alcune caratteristiche cognitive ed etiche che possono essere analizzate sia attraverso test psicoattitudinali sia durante il colloquio.
Domande personali. Spesso sono domande pericolose che mettono il candidato in una posizione difficile perché entrano nella sfera privata o perché richiedono giudizi di valore su problemi di attualità (politica, religione ecc.) oppure perché non avendo alcun nesso con il resto del colloquio, confondono e spiazzano l'intervistato.
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