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Il curriculum vitae o 'cv' è il biglietto da visita del candidato alla ricerca del posto di lavoro, tanto nell'ipotesi di prima occupazione quanto per chi sta vagliando nuove opportunità per migliorare la propria posizione professionale. Il cv rappresenta il primo contatto con l'azienda, momento cruciale in cui chi legge il nostro profilo decide se approfondire la conoscenza, oppure 'archiviarci' in attesa di nuovi eventi; scriverlo bene dunque vuol dire saper catturare l'attenzione del selezionatore per arrivare al colloquio e partire con dei punti a nostro favore. "II tuo curriculum vitae" spiega passo dopo passo come preparare un buon cv, come personalizzarlo, in base alle caratteristiche individuali e al posto di lavoro che si desidera ottenere, e come sfruttare al meglio internet e le sue immense opportunità nella ricerca di un'occupazione. Ogni singolo aspetto nella stesura del curriculum, nella sua presentazione e nella sua 'spedizione' è analizzato nei minimi particolari, per non lasciare nulla al caso, compreso il cv in lingua e quello ad hoc da spedire via internet. Il volume si chiude con la presentazione dei modelli di curriculum per i profili più richiesti e per quelli emergenti sul mercato del lavoro.
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Il curriculum è il ponte indispensabile tra te e un nuovo lavoro. Ogni lavoro richiede un'appropriata stesura del curriculum. Cos'è, come prepararlo, che cosa dire e non dire di te.
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Gli autori di questo libro, esperti di selezione del personale, svelano i trucchi, i pregiudizi, le sospettosità, le intolleranze dei loro colleghi. E insegnano, passo dopo passo, ad evitare tutti gli errori possibili e ad aggirare i trabocchetti. In una parola, a convincere il più perfido dei selezionatori.
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In un momento di crescente difficoltà per il mondo del lavoro, i più colpiti sono i giovani alla ricerca della prima occupazione, soprattutto i neodiplomati e i neolaureati, che escono dalla scuola o dall'università senza il benché minimo orientamento all'inserimento nella realtà produttiva. Questo manuale offre loro una ricca serie di informazioni pratiche riguardo a: . La compilazione del curriculum . La risposta alle inserzioni . Il colloquio di selezione . I test . L'inserimento in azienda. Una guida di taglio divulgativo, completata da una serie di esercizi, studiati per mettere alla prova le proprie capacità. Alessandro Amadori, psicologo, è direttore delle ricerche motivazionali e creative dell'Istituto Cirm Market Research di Milano. Anna De Giuli, laureata in lettere, è responsabile sviluppo delle risorse umane di un'azienda di Milano. Giuseppe Orlando, sociologo, è direttore del personale di una grande azienda milanese. Con la collaborazione di Barbara Boschiero, responsabile selezione del personale di un'importante industria.
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Nota: questo articolo è stato tratto da una rivista. Purtroppo non conosciamo la testata della rivista e tantomeno l'autore dell'articolo. Saremo grato a chi ce li potrà comunicare al fine di completare questi riferimenti bibliografici.
Sostenere un colloquio di assunzione non è come fare una chiacchierata.

Sostenere un colloquio di assunzione in maniera proficua non è esattamente come fare una chiacchierata su se stessi e sull'azienda. Ci sono alcuni trucchi che il selezionatore utilizza per scoprire le vostre carte ai quali è meglio essere preparati. Sull'argomento Marco Fiorini, architetto e consulente sui problemi di ricollocazione lavorativa e di carriera, ha scritto un libro di facile consultazione che guida il lettore passo passo lungo questa importante fase della ricerca d'impiego.
Siete stati convocati... agite con calma.

Bravi, ce l'avete fatta. Il vostro curriculum e piaciuto, ha passato la prima selezione e siete stati convocati per il colloquio. Siete indecisi se fare salti di gioia o, presi dal panico, aprire la finestra e gettarvi dal quarto piano.
Due atteggiamenti decisamente sconsigliabili. Meglio invece agire con calma: siete ancora solo all'inizio di un lungo percorso che vi porterà all'agognato impiego e avete compiuto, con successo, solo il primo passo. In primo luogo vi servono alcune informazioni preliminari, che potrete ottenere già al momento della convocazione.
"Occorre rispondere a quattro domande", spiega Marco Fiorini, esperto di reinserimento lavorativo e autore di un libro sull'argomento, "chi, cosa, dove,quando". "Chi, cioè nome, cognome e ruolo m azienda di chi dovrete incontrare il giorno fatidico; cosa, cioè per quale posizione siete stati convocati; dove, cioè il luogo dell'incontro, ricordando di chiedere indicazioni precise; quando, cioè il giorno e l'ora esatta dell'incontro".

Come agisce il selezionatore?
A quali scopi mirano le sue domande?
Come evitare i possibili trabocchetti?

"Chi conduce il colloquio persegue tre obiettivi", prosegue Fiorini, "trovare una persona che risponda alle esigenze per le quali è apparso l'annuncio, accertarsi che il candidato sia indicato per l'azienda che l'assumerà capire se, anche a livello caratteriale, il nuovo arrivato si integrerà perfettamente o al contrario, creerà problemi".

"Per contro, l'aspirante all'assunzione dovrà conoscere alcuni elementi senza i quali fallirà sicuramente. Il colloquio à come un esame: non ci si può presentare impreparati sperando nella buona sorte: perchè, nella migliore delle ipotesi, si otterrà un risultato poco più che mediocre".
"Se io devo essere assunto da un'azienda che produce elementi meccanici per la Fiat" cita a titolo di esempio Fiorini, "dovrà mettere in luce solo le mie caratteristiche utili a quel lavoro. Il fatto che, ad esempio, io sia anche un campione di scacchi può dare qualche indizio sulla mia intelligenza ma non serve direttamente allo scopo. Potrà magari parlarne se mi viene chiesto qualcosa sul tempo libero, ma nulla di più".
"La strategia dell'intervistato", conclude Fiorini, "deve condurre a un'esposizione breve ma esauriente solo dei requisiti opportuni e efficaci per la azienda in questione."

Prepararsi prima del colloquio.

Una strategia vincente passa dunque attraverso la conoscenza di quanti più elementi possibile sull'azienda che ci cerca: il tipo di attività, la posizione sul mercato, i principali concorrenti, il fatturato, il tipo di campagna pubblicitaria.
"Questo può fare la differenza fra un candidato e l'altro", sostiene Fiorini, "se io, in una discussione parlassi dei problemi del mio interlocutore, delle sue preferenze e di altri particolari su di lui, attirerei immediatamente la sua attenzione molto più di qualcuno che conversasse su problemi astratti".
Già, ma come fare a conoscere tutti questi elementi?
"Ci sono risorse a cui quasi nessuno pensa: le Camere di Commercio, le associazioni di categoria, perfino la Pagine Gialle", conclude l'esperto.
Gli ultimi preparativi prima del grande giorno sono dedicati all'abbigliamento. Inutile negarlo: il primo giudizio su un individuo si basa all'ottanta per cento sugli elementi visivi. Il vostro compito sarà dunque quello di fare in modo che questo giudizio sia il più neutro possibile. Via, dunque, gli abiti sgargianti o troppo osè; meglio un vestito sobrio dal non troppo distante vostro abituale look: dovete prima di tutto sentirvi a vostro agio.

Provare, provare, provare...

Tutte queste indicazioni possono sembrare troppo complicate, come non fare confusione di fronte al selezionatore?

"Il segreto sta nel fare delle prove simulate prima", risponde Fiorini, "a questo scopo ci si può rivolgere a un consulente ma ci si può organizzare anche da soli. Tutto ciò che serve sono una videocamera, o un semplice registratore, e un amico consenziente che faccia la parte dell'intervistatore. Ci si registra simulando un incontro immaginario e ci si rivede. Le prime volte il risultato apparirà disastroso: niente paura, si prende nota dei difetti, degli inciampi nell'esposizione, del modo di sedersi, di gesticolare e poi ci si corregge. In questo modo, con qualche prova ulteriore, si otterrà una capacità di esposizione notevole".

Il grande giorno è arrivato.

A questo punto siete quasi pronti, vi siete preparati scrupolosamente e quindi potete stare tranquilli. Presentatevi all'appuntamento con una decina di minuti di anticipo: avrete così il tempo di rilassarvi. Se invece siete in ritardo, cosa comunque da evitare assolutamente, premuratevi di avvertire per tempo con una telefonata e, prima ancora di iniziare, presentate le vostre scuse.
Nel corso del colloquio, in generale, vi verranno poste domande relative al posto che occuperete ma anche apparentemente fuori argomento. Queste ultime servono, oltre che a conoscervi meglio come individuo, anche a scoprire come reagite di fronte a situazioni inaspettate. Rispondete con calma cercando, sulle questioni personali, di
aggirare l'ostacolo.
"In un'occasione analoga, un giorno, mi fu chiesto se credevo nell'astrologia", racconta Fiorini, "in pochi secondi ho dovuto considerare tutte le possibilità: se avessi risposto di no, e mi fossi trovato di fronte un fanatico degli oroscopi, mi sarei rovinato per contro, un sì di fronte a un convinto materialista avrebbe portato allo stesso risultato. Ho risolto la questione dicendo che, pur non avendo un'opinione precisa, se molti grandi filosofi e scienziati del passato ci credevano, probabilmente un fondo di verità poteva anche esserci!".
A parte questi casi, però, tentare di imbrogliare può essere molto pericoloso.
"Mai bluffare", sostiene Fiorini, "se io sono esperto nel mio campo e interrogo qualcuno che finge la stessa conoscenza, nel giro di un paio di risposte capisco il suo gioco: da quel momento non crederà più alle sue affermazioni, nemmeno a quelle veritiere".
"Se non è possibile eludere la domanda meglio quindi dichiararsi impreparati: in questo modo il capitale di fiducia che ci è accordato rimarrà intatto".
 
Recensione del volume "1000 e 1 astuzie per farsi assumere", di Marco Fiorini, Franco Angeli editore. Un volume strutturato per brevi capitoli e schemi chiari che comprendono anche gli aspetti apparentemente più banali, ma non meno importanti, della questione: dalla telefonata di convocazione alla lettera di assunzione.
Cominciamo ad affermare che il successo di ogni azienda è basato principalmente sulla qualitè del rapporto con i suoi dipendenti, sulla loro motivazione, sulla loro capacitè di sentirsi parte integrante del processo aziendale e sulla loro realizzazione personale e sociale. Posso  affermare, senza aver timore di essere smentito, che la capacitè di comunicare è fondamentale per la soluzione di problemi, la riduzione delle ansie  e tensioni, nonché per gestire al meglio i conflitti. Purtroppo, nella realtà delle nostre imprese, ciò non accade spesso. Molti   imprenditori, manager, dirigenti ma anche semplici capi reparto dovrebbero, a mio modesto avviso, imparare a comunicare meglio nonché cercare di   sviluppare le proprie caratteristiche assertive (perchè tutti noi ne abbiamo, solo che in molti giacciono nascoste).
Ma veniamo al significato comune del termine assertivo, che nella lingua  italiana è quello di affermativo; ed affermativo a sua volta, è sinonimo di positivo. Pertanto, è chiaro a tutti che una persona assertiva non potrà mai approcciare i problemi e la vita, in genere, pensando in maniera negativa. Essere assertivi, quindi, significa saper comunicare senza troppe paure, esprimere con autorevolezza (e mai autorità) il proprio punto di vista senza sopraffare quello degli altri, raggiungere i propri obiettivi senza essere aggressivi, rispettando i desideri e gli obiettivi  di chi abbiamo intorno, ascoltare le persone in maniera attiva (sono sempre più rare le persone che sanno ascoltare, che non fanno solo finta),  assumersi le proprie responsabilità, nonché possedere quel coraggio e quella decisione che derivano da una buona stima di sè.

Una persona con tali capacità è principalmente un Positivo. Riuscire a comportarsi in questo modo richiede il possesso di determinate abilità  sia a livello di pensiero sia di comportamento. Tutto ciò può aiutarci a migliorare il nostro rapporto con gli altri e con noi stessi. Provate a fare un gioco e confrontatevi con le seguenti caratteristiche tipiche di una persona assertiva:
 
Il suo modo di pensare: è importante credere in se stessi, ogni problema può essere affrontato e risolto nel migliore dei modi, ognuno può commettere degli errori, l'importante è avere fiducia nelle persone, ecc; 
L'immagine che ha di sè: ha un'immagine positiva. Accetta se stesso ed è pronto a difendere i propri diritti senza calpestare quelli degli altri. Ha fiducia negli altri, sa che ci possono essere dei problemi, ma con buona volontà si possono risolvere, ecc;
Le emozioni che prova: manifesta liberamente le sue emozioni che sono di solito d'interesse, eccitazione, serenità, gioia di vivere,   benessere. è ottimista e realista allo stesso tempo, sa essere fiducioso e riflessivo di fronte ai problemi, ha buone capacità di gestire  l'ansia, ecc;
Le motivazioni che lo accompagnano:è molto motivato, attivo, tenace, passionale, ama interagire con le altre persone. E'  motivato al proprio sviluppo personale nonchè a correggere i propri errori. E' motivato e determinato ad assumersi le proprie responsabilità e a far valere i propri diritti, ama fare progetti, essere attivo e comunicare, ecc;
I comportamenti che adotta: E' attivo nell'affrontare i problemi, sa correre dei rischi, sa dire di no con il sorriso sulle labbra, esprime con franchezza il proprio punto di vista e le proprie convinzioni. Interagisce con gli altri, s'impegna nel proprio lavoro, si assume la responsabilità dei propri errori, ecc;
La sua comunicazione verbale: per esempio, Ho preso questa decisione, Tu cosa ne pensi? oppure Mi piacerebbe conoscere anche il Tuo pensiero su questo problema, ecc;
La sua comunicazione non verbale: guarda negli occhi le persone con cui parla, mostra interesse. Con l'espressione del viso accompagna ciò che dice e fa, i gesti sono fluenti, non è rigido, la postura è di apertura verso l'altro. Il tono della voce è chiaro e congruente al messaggio, ecc.   

Vi siete riconosciuti in qualche tratto caratteriale? Oppure avete riconosciuto qualche persona vicina a Voi? Indipendentemente da come sia andato il gioco, appare evidente che tutti  noi vorremmo essere degli assertivi. Spesso, però, le persone che ho conosciuto chiudevano il proprio il pensiero con questa frase: Sarebbe bello, ma tanto non ci riuscirò mai. Allora permettetemi di ricordarvi che tutti Voi potete essere degli assertivi se solo lo vorreste veramente. Spiego meglio il mio pensiero, invitando tutti Voi a riflettere su queste parole: ogni individuo non è solo quello che ha per i tratti ereditari che gli sono lasciati alla sua nascita ma è anche e soprattutto quello che è e può diventare nel corso della vita grazie al condizionamento ambientale continuo e variabile: della famiglia, della scuola, dell'ambiente di lavoro e della società in cui vive. Se tali ambienti possono condizionare in negativo è altrettanto vero che ciò può accadere anche in positivo (nessuno può affermare il contrario) e quindi, modificando il proprio stile di vita si può ambire a migliorarci, riuscendo a tirare fuori il meglio di noi da dentro per cercare di diventare più assertivi.

In ogni mio articolo, direttamente o indirettamente, faccio riferimento all'assertività. Non tanto quanto disciplina, ma come un vero e proprio modo di vivere e di lavorare. Sono convinto che per riuscire nella vita, oltre al credere ciecamente in se stessi e focalizzare bene i propri obiettivi, siano assolutamente necessarie una serie di capacità: come il saper coinvolgere le altre persone, esprimere le proprie esigenze  ispettando le opinioni degli altri, motivare i propri collaboratori, farsi seguire dalla gente, saper comunicare bene (è importante farsi capire), saper dire di no con un sorriso, ecc. Tutte queste cose, potete tranquillamente chiamarle "assertive". Possiamo quindi riassumere che essere assertivi significa Comunicare bene con le altre persone, difendendo i propri diritti senza violare o calpestare quelli degli altri. Forse ho dato una traduzione troppo semplicistica del concetto, ma spero di avervi fatto comprendere quanto sia importante approfondire e sviluppare lo stile assertivoe quanto sia nelle possibilità di ognuno di Voi riuscirci. Chiudo con la solita citazione finale, questa volta di John Dryden: Prima noi ci formiamo delle abitudini, e poi loro formano noi.
Le lettere di motivazione sono generalmente lette prima del curriculum e svolgono per questo un ruolo fondamentale. Non devono essere una ripetizione del curriculum, ma fornire informazioni aggiuntive e stimolare l'interesse del nostro interlocutore.
Ecco alcune regole che possono aiutare la stesura di lettere chiare, snelle e piacevoli.
Intestazione:
è importante indirizzare la propria lettera alla persona che effettuerà la selezione e non all'azienda o ad un ufficio. Ci si può procurare tale informazione attraverso le pubblicazioni specializzate (career book, articoli di giornali), consultando i siti ufficiali delle aziende o semplicemente telefonando. Tutto ciò impedirà che la nostra lettera finisca nelle mani sbagliate e termini così il suo tragitto ancor prima di essere stata letta.
Dati:
nome, cognome, indirizzo e telefono sono sufficienti; per informazioni più dettagliate c'è sempre il curriculum. Inserite i dati in alto a destra. In alto a sinistra va invece indicata la data e il luogo. Alla fine della lettera dopo aver saltato qualche riga, sul lato destro, mettete il vostro nome e firmate sotto.
Riferimento:
se rispondete ad un'offerta od inserzione specifica, non dimenticate di citare il riferimento di tale posizione e la fonte attraverso la quale ne siete giunti a conoscenza.
Aspetto:
le lettere di motivazione devono essere stampate con un computer, e non dovrebbero essere più lunghe di una pagina. Usate lo stesso tipo di carta che avete usato per il curriculum, visto che si accompagneranno nel loro tragitto.
Il contenuto:
Le lettere di motivazione possono generalmente essere divise in tre paragrafi: il primo è un'introduzione, la vostra presentazione ed il motivo per il quale state scrivendo.
Il secondo paragrafo è indubbiamente il più importante perché deve essere un concentrato di astuzia, un frullato di motivazioni, stimoli, obiettivi, una cocktail di benefici che portate all'azienda, qualità e punti di forza, il tutto shakerato e servito in modo raffinato e piacevole.
L'ultimo paragrafo è una conclusione che deve incoraggiare ad un proseguimento della conoscenza reciproca. Fate riferimento al curriculum che allegate.


Questi punti possono aiutarvi nella stesura della vostra lettera:

Motivazione: la lettera di motivazione deve distinguere il nostro curriculum da tutti quelli che affollano la scrivania del selezionatore (probabilmente molto simili al nostro o forse anche più ricchi). Si devono chiarire le motivazioni che ci spingono a cercare una specifica posizione di lavoro, i nostri stimoli, perché abbiamo scelto quell'azienda piuttosto di un'altra.
Evidenziare i punti forti: alcune informazioni del curriculum non sono sufficientemente valorizzate, e vanno quindi sottolineate e dettagliate in quest'ambito. Reali punti di forza possono essere stage, altre esperienze lavorative, tesi e ricerche su tematiche di interesse aziendale, la conoscenza certificata di più lingue ed anche un particolare interesse personale per attività strategiche dell'azienda.
Feeling: è bene far trasparire una certa coerenza tra il proprio modo di pensare e la cultura e l'immagine aziendale, quali sono i punti in comune e perché si ritiene di essere fatti l'uno per l'altra. E' importante che l'immagine aziendale sia quella reale e non la propria visione personale.
Cosa si porta in "dote": attraverso la lettera di presentazione dovreste rispondere alla domanda di chi sta leggendo, "come Ci può aiutare questa persona? ". Le aziende sono interessate al valore aggiunto che una persona può apportare alla struttura organizzativa esistente, alle problematiche che si è in grado di risolvere, alla disponibilità e flessibilità di cambiare mansioni o accettare orari e condizioni di lavoro stressanti.
Conoscere le aziende: mostrate di conoscere le aziende a cui scrivete, chi sono, cosa fanno e dove sono. Questo chiarirà che non avete scelto l'azienda attraverso l'elenco telefonico.
Personalizzazione: un po' d'originalità può aiutare ad emergere dall'anonimato ed invogliare il nostro interlocutore a sostenere un colloquio con una persona brillante.

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Curricula Ridicula

Vocazione familiare

Sono sposato ragioniere, mia moglie è ragioniera, i miei figli ragionieri.


Accadde Oggi

Francesco Paolo Bonifacio è nominato presidente della Corte Costituzionale.
Il 23/2/1973

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