
Biglietto da visita e sintesi delle esperienze di studio e lavoro: il curriculum vitae rappresenta il primo e fondamentale scambio di informazioni con l'azienda alla ricerca di personale. Ma come essere realmente efficaci nella presentazione del proprio percorso professionale, rendere appetibile la propria candidatura, evitare gli errori più comuni? L'autrice, esperta di orientamento professionale, cerca di fornire le risposte a questi quesiti.
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Curriculum Vitae
Trovare un'occupazione congeniale alle proprie inclinazioni non è impossibile, bisogna però partire con il piede giusto: valutare realisticamente le proprie attitudini, conoscere il contesto e le regole in cui ci si muove, stendere un curriculum correttamente e con stile... Un volume che vi accompagna nel mondo del lavoro alla ricerca del successo.
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Il curriculum è il ponte indispensabile tra te e un nuovo lavoro. Ogni lavoro richiede un'appropriata stesura del curriculum. Cos'è, come prepararlo, che cosa dire e non dire di te.
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Gli autori di questo libro, esperti di selezione del personale, svelano i trucchi, i pregiudizi, le sospettosità, le intolleranze dei loro colleghi. E insegnano, passo dopo passo, ad evitare tutti gli errori possibili e ad aggirare i trabocchetti. In una parola, a convincere il più perfido dei selezionatori.
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Perché proponiamo un vademecum a chi è in cerca di lavoro?
Perché nel maggior numero di casi tale ricerca risulta infruttuosa non a causa della tanto deprecata mancanza di lavoro, bensì a motivo dell'assenza di un metodo nell'impostazione e nella conduzione della ricerca stessa. Infatti, sebbene abbondi la letteratura che insegna i mille modi per redigere il curriculum o sostenere il colloquio di lavoro, strumenti per altro utilissimi per il raggiungimento ultimo dello scopo, si dà spesso per scontato che il resto sia da lasciare all'improvvisazione.
Essere "prodotto" Certamente bisogna tenere ben presente che la ricerca di lavoro è un percorso eminentemente individuale, così come è unica e irripetibile ciascuna persona e la condizione in cui si trova ad agire. Tanto è vero che la creatività è una delle chiavi del successo in tale ricerca. Al tempo stesso, però, non bisogna dimenticare che già la ricerca del lavoro è un lavoro e, più precisamente, si tratta di un'azione di self-marketing come viene abitualmente definita. Letteralmente "self-marketing" vuol dire vendere se stessi ed è ovviamente un'analogia con il marketing aziendale. Cerchiamo ora di carpire tutti i preziosi suggerimenti di metodo che possono scaturire da tale immagine. Osservando i processi messi in atto dalle aziende prima e durante il lancio di un nuovo prodotto, notiamo innanzitutto che vi è un continuo confronto tra l'azienda stessa e il mercato. Infatti, il prodotto e il mercato non sono due realtà inerti e tangenziali, bensì interferiscono tra loro influenzandosi a vicenda, tanto è vero che il successo di un'azione di marketing risiede precisamente nell'intelligenza, che etimologicamente significa "saper leggere dentro", con cui l'azienda sa osservare e interpretare le esigenze del mercato, adeguandosi ad esse.
Posizionarsi sul mercato
Analogamente nella ricerca del lavoro bisogna costantemente mettere in atto un confronto tra il prodotto (sè) e il mercato del lavoro, tenendo però ben presente che in questo caso, a differenza di quanto accade normalmente nelle aziende, la ditta e il prodotto coincidono. Ciò implica che la responsabilità della qualità del prodotto e dell'attività promozionale compiuta dipendono unicamente da ciascuno di noi. E', quindi, necessaria una sorta di spirito di auto-imprenditorialità, operando un totale capovolgimento della mentalità con cui siamo abituati ad affrontare il problema del lavoro. Abitualmente infatti ci aspettiamo in modo più o meno dichiarato che sia il mercato a ricercarci e addossiamo la colpa al mondo del lavoro o alle istituzioni se non otteniamo un risultato positivo. L'auto-imprenditore, invece, sa bene che è solo a se stesso che deve chiedere ragione dell'andamento della sua ricerca. Analogamente nessuna azienda perderebbe tempo a lamentarsi del fatto che il mercato rifiuta un suo prodotto, piuttosto si attiverebbe per comprendere il motivo del flop e correggere il tiro, onde evitare il rischio del fallimento dell'azienda stessa. Acquisito, dunque, che i due ruoli principali nella ricerca del lavoro (promotore e prodotto) sono agiti proprio dalla persona interessata a trovare un'occupazione, vediamo di carpire un'ulteriore indicazione di metodo proprio per così dire dall'avversario.
Quattro passi per avvicinarsi alla meta
Ogni attività aziendale potrebbe essere idealmente suddivisa in quattro azioni susseguenti: il plan (la pianificazione), il do (il fare), il check (la verifica) e l'act (l'azione corretta in base alla verifica compiuta). Questa sequenza è ciclica, ovvero non ha un punto di inizio nè una fine e può essere ripetuta indefinitamente. Ciò implica che ciascuno di noi può ripartire in qualsiasi fase si trovi in questo istante. Se la sua ricerca è agli albori, gli converrà indubbiamente partire dal plan ovvero elaborare un progetto, mentre se ha già compiuto numerosi tentativi sarà certamente opportuno che attui un check-up ovvero verifichi l'andamento della ricerca compiuta fino a quel momento per comprendere gli eventuali errori commessi e apportare le necessarie correzioni. Per chi si trova nella seconda condizione descritta, vi è però un "nota bene" da fare. Attenzione perchè collezionando insuccessi, si rischia di viziare l'azione di verifica adottando uno di questi atteggiamenti: l'atteggiamento persecutorio e l'atteggiamento di auto - demolizione. Il primo è proprio di chi si sente perseguitato dal fato avverso o, più semplicemente, ritiene di scontare le colpe altrui. In questo caso le colpe sono normalmente imputate alla società, alla mancanza del lavoro, alle aziende che non danno chance ai lavoratori senza esperienza, alla scuola che non prepara adeguatamente, alle poste che non recapitano le risposte in tempo e così via (ognuno di noi potrebbe allungare l'elenco). Nel secondo caso, invece, la persona si auto-colpevolizza. Tipiche manifestazioni di tale atteggiamento sono le esclamazioni: "Ecco non sono capace di fare nulla", "Non valgo niente", "Non ce la potrò mai fare", ecc. Entrambi gli atteggiamenti sono altamente insidiosi perché conducono, seppur per vie diametralmente opposte, al medesimo risultato: l'abbandono della ricerca. E' necessario, invece, sviluppare una sana capacità critica tenendo sempre presente che la colpa non è mai nè del mercato, nè del prodotto in quanto tali.
Conoscere la domanda
L'errore più frequente è quello di non preoccuparsi di conoscere esattamente quali sono le richieste del mercato, dando per scontato che le figure professionali di ingresso rimangano inalterate nel tempo. A onore del vero va detto che non è affatto semplice restare aggiornati sugli andamenti del mercato occupazionale neppure per gli addetti ai lavori, a causa dell'accelerata velocità con cui si evolve costantemente la realtà lavorativa. Come fare, allora, ad orientarsi in questa realtà sempre più complessa? Certamente è necessario essere disposti a rimettere in discussione le proprie convinzioni spesso determinate dall'esperienza di persone più anziane. Una fonte importante di documentazione sulle professionalità richieste sono le inserzioni fatte dalle aziende sul tradizionale supporto cartaceo dei quotidiani, oppure sulla rete internet. Basta questo per avere un quadro piuttosto esaustivo delle professionalità maggiormente richieste.
Un'idea sbagliata
Infine, un ultimo suggerimento che avremo modo di approfondire: attenzione a non restare ancorati all'idea che sia il titolo di studio a creare il posto di lavoro. Oggi tale idea è del tutto anacronistica, perchè le aziende richiedono sì le competenze, ma nei giovani cercano soprattutto le potenzialità e la capacità di adattamento alle loro mutevoli esigenze. Flessibilità e voglia di imparare sono, dunque, le parole chiave. E soprattutto aver il coraggio di rischiare, coscienti che oggi l'obiettivo non può più essere trovare il posto fisso, bensì acquisire una professionalità valida anche se magari non esattamente come ce l'eravamo immaginata.
Perché nel maggior numero di casi tale ricerca risulta infruttuosa non a causa della tanto deprecata mancanza di lavoro, bensì a motivo dell'assenza di un metodo nell'impostazione e nella conduzione della ricerca stessa. Infatti, sebbene abbondi la letteratura che insegna i mille modi per redigere il curriculum o sostenere il colloquio di lavoro, strumenti per altro utilissimi per il raggiungimento ultimo dello scopo, si dà spesso per scontato che il resto sia da lasciare all'improvvisazione.
Posizionarsi sul mercato
Analogamente nella ricerca del lavoro bisogna costantemente mettere in atto un confronto tra il prodotto (sè) e il mercato del lavoro, tenendo però ben presente che in questo caso, a differenza di quanto accade normalmente nelle aziende, la ditta e il prodotto coincidono. Ciò implica che la responsabilità della qualità del prodotto e dell'attività promozionale compiuta dipendono unicamente da ciascuno di noi. E', quindi, necessaria una sorta di spirito di auto-imprenditorialità, operando un totale capovolgimento della mentalità con cui siamo abituati ad affrontare il problema del lavoro. Abitualmente infatti ci aspettiamo in modo più o meno dichiarato che sia il mercato a ricercarci e addossiamo la colpa al mondo del lavoro o alle istituzioni se non otteniamo un risultato positivo. L'auto-imprenditore, invece, sa bene che è solo a se stesso che deve chiedere ragione dell'andamento della sua ricerca. Analogamente nessuna azienda perderebbe tempo a lamentarsi del fatto che il mercato rifiuta un suo prodotto, piuttosto si attiverebbe per comprendere il motivo del flop e correggere il tiro, onde evitare il rischio del fallimento dell'azienda stessa. Acquisito, dunque, che i due ruoli principali nella ricerca del lavoro (promotore e prodotto) sono agiti proprio dalla persona interessata a trovare un'occupazione, vediamo di carpire un'ulteriore indicazione di metodo proprio per così dire dall'avversario.
Quattro passi per avvicinarsi alla meta
Ogni attività aziendale potrebbe essere idealmente suddivisa in quattro azioni susseguenti: il plan (la pianificazione), il do (il fare), il check (la verifica) e l'act (l'azione corretta in base alla verifica compiuta). Questa sequenza è ciclica, ovvero non ha un punto di inizio nè una fine e può essere ripetuta indefinitamente. Ciò implica che ciascuno di noi può ripartire in qualsiasi fase si trovi in questo istante. Se la sua ricerca è agli albori, gli converrà indubbiamente partire dal plan ovvero elaborare un progetto, mentre se ha già compiuto numerosi tentativi sarà certamente opportuno che attui un check-up ovvero verifichi l'andamento della ricerca compiuta fino a quel momento per comprendere gli eventuali errori commessi e apportare le necessarie correzioni. Per chi si trova nella seconda condizione descritta, vi è però un "nota bene" da fare. Attenzione perchè collezionando insuccessi, si rischia di viziare l'azione di verifica adottando uno di questi atteggiamenti: l'atteggiamento persecutorio e l'atteggiamento di auto - demolizione. Il primo è proprio di chi si sente perseguitato dal fato avverso o, più semplicemente, ritiene di scontare le colpe altrui. In questo caso le colpe sono normalmente imputate alla società, alla mancanza del lavoro, alle aziende che non danno chance ai lavoratori senza esperienza, alla scuola che non prepara adeguatamente, alle poste che non recapitano le risposte in tempo e così via (ognuno di noi potrebbe allungare l'elenco). Nel secondo caso, invece, la persona si auto-colpevolizza. Tipiche manifestazioni di tale atteggiamento sono le esclamazioni: "Ecco non sono capace di fare nulla", "Non valgo niente", "Non ce la potrò mai fare", ecc. Entrambi gli atteggiamenti sono altamente insidiosi perché conducono, seppur per vie diametralmente opposte, al medesimo risultato: l'abbandono della ricerca. E' necessario, invece, sviluppare una sana capacità critica tenendo sempre presente che la colpa non è mai nè del mercato, nè del prodotto in quanto tali.
Conoscere la domanda
L'errore più frequente è quello di non preoccuparsi di conoscere esattamente quali sono le richieste del mercato, dando per scontato che le figure professionali di ingresso rimangano inalterate nel tempo. A onore del vero va detto che non è affatto semplice restare aggiornati sugli andamenti del mercato occupazionale neppure per gli addetti ai lavori, a causa dell'accelerata velocità con cui si evolve costantemente la realtà lavorativa. Come fare, allora, ad orientarsi in questa realtà sempre più complessa? Certamente è necessario essere disposti a rimettere in discussione le proprie convinzioni spesso determinate dall'esperienza di persone più anziane. Una fonte importante di documentazione sulle professionalità richieste sono le inserzioni fatte dalle aziende sul tradizionale supporto cartaceo dei quotidiani, oppure sulla rete internet. Basta questo per avere un quadro piuttosto esaustivo delle professionalità maggiormente richieste.
Un'idea sbagliata
Infine, un ultimo suggerimento che avremo modo di approfondire: attenzione a non restare ancorati all'idea che sia il titolo di studio a creare il posto di lavoro. Oggi tale idea è del tutto anacronistica, perchè le aziende richiedono sì le competenze, ma nei giovani cercano soprattutto le potenzialità e la capacità di adattamento alle loro mutevoli esigenze. Flessibilità e voglia di imparare sono, dunque, le parole chiave. E soprattutto aver il coraggio di rischiare, coscienti che oggi l'obiettivo non può più essere trovare il posto fisso, bensì acquisire una professionalità valida anche se magari non esattamente come ce l'eravamo immaginata.
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Oltre il curriculum: trovare lavoro
Un numero crescente di ricerche ha messo in evidenza l’effetto negativo dello stress da lavoro sia sul numero di incidenti nel corso dell’attività lavorativa che sulla salute fisica e psichica del lavoratore, in particolare sul rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Uno studio finlandese ha riscontrato addirittura un rischio doppio di decessi per malattie cardiovascolari in lavoratori stressati che non presentavano nessun altro fattore di rischio per tali patologie.
Ormai tutti concordano che alla base dello stress da lavoro vi sia un’interazione tra fattori organizzativi e fattori personali, vediamo però nello specifico quali possono essere le cause di tale stress secondo due modelli recenti e secondo la Commissione Europea.
Secondo il modello dell’Aggravio di lavoro -Job strain model - lo stress lavorativo sarebbe causato soprattutto dalla combinazione di un eccessivo carico di lavoro e una scarsa possibilità di controllo sui compiti da svolgere. Quindi seppure in presenza di un carico di lavoro pesante, un lavoratore potrebbe non sentirsi stressato se percepisse di poter gestire nella maniera più opportuna tale carico.
Il modello dello Squilibrio tra sforzo e ricompensa - Effort-rewards imbalance model- ipotizza che lo stress lavorativo si riscontri in presenza di un elevato impegno da parte del lavoratore associato ad una scarsa ricompensa. Laddove con il termine ricompensa si intende un guadagno economico, approvazione sociale, stabilità lavorativa e opportunità di carriera.
Secondo la Commissione Europea; Direzione generale occupazione e affari sociali i fattori più comuni che possono determinare stress legato all’attività lavorativa sono:
- Quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure insufficiente
- Tempo insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente sia per gli altri che per se stessi
- Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica
- Ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione
- Impossibilità di esprimere lamentele - Responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale adeguati
- Mancanza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati
- Impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali
- Mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro
- Precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata
- Condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso
- Possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.
Se nel nostro ambiente di lavoro si verifica anche solo una delle condizioni summenzionate è probabile che siamo dei lavoratori sotto stress, con tutti i rischi che ciò comporta per la nostra salute. Ovviamente per limitare le cause dello stress bisognerebbe agire a livello sia personale che organizzativo. Ma se ci sentiamo stressati e non sono in vista dei cambiamenti organizzativi nel posto in cui lavoriamo possiamo comunque fare qualcosa per stare meglio.
Ecco alcuni suggerimenti:
- Acquisiamo consapevolezza di cosa ci sta realmente stressando Cerchiamo di identificare le fonti di stress, anche elencandole materialmente su un foglio. Quale aspetto della nostra vita lavorativa ci crea maggior sofferenza o tensione? Ci preoccupa di più? E’ su questo o questi aspetti che è urgente intervenire.
- Informiamoci sui nostri diritti Conoscere quali sono i nostri diritti come lavoratori ci fa sentire più “forti”. La conoscenza ci fornisce degli strumenti indispensabili per modificare le cose che non vanno intorno a noi. Se abbiamo dei dubbi, non esitiamo a rivolgerci alle fonti e alle persone giuste per chiarirci le idee (rivolgiamoci ai sindacati, consultiamo testi o siti internet sulla materia, rivolgiamoci ad esperti del settore).
- Modifichiamo la valutazione cognitiva dell’ambiente Prima di tutto riconosciamo la differenza tra le cose che possiamo controllare e quelle che non possiamo controllare. Chiediamoci come stiamo vivendo la situazione, se esistono modi alternativi si affrontarla. Se riteniamo la nostra realtà lavorativa immodificabile, cerchiamo di dare minore importanza agli eventi che ci accadono quotidianamente. Se il nostro capo ci bistratta perché ha un brutto carattere, non prendiamola come qualcosa di personale e soprattutto evitiamo di cadere nel circolo vizioso delle ripicche e dei dispetti (magari sotto forma di “dimenticanze” o di ritardi nella consegna del lavoro). Cerchiamo di mantenere comunque un atteggiamento professionale e distaccato
- Pianifichiamo le attività e utilizziamo il time management Spesso ciò che ci stressa è semplicemente la “quantità” di lavoro. Impariamo a delegare tutto ciò che è delegabile e a distinguere tra cose importanti e cose urgenti. Faremo quindi prima le cose importanti e urgenti, poi quelle urgenti e non importanti, quelle importanti e non urgenti, e infine quelle né importanti, né urgenti.
- Prendiamoci delle pause Facciamo dei break nel corso della giornata, anche semplicemente per fare dei respiri profondi e sentire che la nostra mente si rilassa. Poi saremo in grado di tornare al lavoro con rinnovata energia e lucidità.
- Prendiamoci cura del nostro corpo Dedicarci ad una attività fisica regolare, curare la nostra alimentazione e prevedere degli adeguati periodi di riposi e la migliore cura anti-stress, sia esso lavorativo o di altro genere. In particolare, l’esercizio fisico costante libera endorfine endogene, una sorta di “droga naturale” che aiuta a sentirci meglio, e ci aiuta a prevenire sia i danni cardiovascolari che quelli muscolo-scheletrici dovuti allo stress lavorativo.
- Pensiamo positivo Prendiamo nota del lavoro fatto bene e ricompensiamoci in qualche modo. Poniamoci degli obiettivi a breve termine e sentiamoci soddisfatti quando li abbiamo raggiunti. Cerchiamo di non considerare le critiche come un attacco personale, pensiamo ad esse come ad un’opportunità per crescere nel nostro lavoro.
- Rivediamo la scala di valori Diamo il giusto peso a ciò che esiste al di fuori del lavoro: la famiglia, gli amici, altri interessi. Tutti ambiti in cui la situazione può essere migliore e le soddisfazioni compensare lo stress da lavoro.
- Impariamo a coltivare lo humor, a ridere di noi
- Impegniamoci in attività esterne di gruppo Gruppi di sport, di volontariato, associazioni culturali, possono fornirci quelle gratificazioni che ci mancano in ambito lavorativo.
- Ricorriamo all’aiuto di un professionista esterno Il counselling e la psicoterapia sono gli strumenti più utili per la risoluzione delle tensioni interne che danno origine allo stress.
a cura del Dott. Luigi Mastronardi, psicologo e psicoterapeuta; docente nel Corso di Perfezionamento in Psicoimmunologia nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università "La Sapienza"
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Oltre il curriculum: trovare lavoro